lunedì 28 ottobre 2013

Recensione: L'amore ai tempi della neve

Titolo: L'amore ai tempi della neve 
Autore: Simon Montefiore 
Editore: Corbaccio 
Pagine: 480 
Prezzo: 17,60



Descrizione: 
  Mosca 1945: mentre Stalin si appresta a festeggiare la vittoria sui nazisti insieme ai suoi più stretti collaboratori, poco distante risuonano due spari. Un ragazzo e una ragazza vengono trovati morti su un ponte. Ma i due ragazzi non sono persone qualunque, bensì appartengono a due delle famiglie più influenti e più vicine a Stalin e frequentano entrambi il collegio più esclusivo dove studia tutta la nuova élite politica e intellettuale dell’Unione Sovietica. Si tratta di un omicidio? Di un doppio suicidio? Di una cospirazione contro lo Stato?
Le indagini si svolgono sotto il diretto controllo di Stalin, che fa interrogare i ragazzi costringendoli a testimoniare contro i loro amici, i loro fratelli e i loro stessi genitori, in una terribile caccia alle streghe che porta alla luce amori illeciti e segreti famigliari e in cui il più piccolo sbaglio può significare una condanna a morte…



L'autore:


Simon Montefiore è autore di saggi storici fra cui Gli uomini di Stalin, Il giovane Stalin e Jerusalem: The Biography, che hanno ottenuto importanti premi e riconoscimenti, e del romanzo Sašenka, pubblicato in Italia da Corbaccio. I suoi libri sono bestseller in tutto il mondo e vengono pubblicati in 40 lingue.
Durante le ricerche compiute su Stalin, Montefiore ha avuto modo di intervistare alcuni dei «ragazzi» arrestati nel caso straordinario che gli ha offerto l’ispirazione per L’amore ai tempi della neve.


La mia recensione:


Mosca, 24 giugno 1945: la Parata della Vittoria sui nazisti sta per concludersi quando un rumore di spari riecheggia tra a folla. Nell’aria volteggiano candidi i semi dei pioppi inscenando una danza che i moscoviti chiamano “neve d’estate”, mentre il suolo si tinge di rosso e la giornata di festa si conclude in tragedia.
A giacere privi di vita sono i corpi di Nicolaj Blakov e Rosa Šako, entrambi diciottenni iscritti alla scuola d’elite 801, entrambi armati di pistola e vestiti con abiti fuori moda. Sembrerebbe un banale delitto passionale destinato a essere archiviato senza porsi troppe domande, ma le vittime non sono persone comuni giacché i loro genitori appartengono all’entourage di Stalin. Indagini accurate si rendono perciò d’obbligo.
Il caso si complica quando, dalle prime testimonianze rese dai compagni di scuola dei due ragazzi, emergono strani racconti a proposito di un Gioco e di un club segreto, quello degli Inguaribili Romantici. A loro dire si tratta di un gruppo culturale ispirato  Puškin.

Ci sentiamo soffocare in un mondo incolto, retto dalla scienza e dall’organizzazione, dominato dalla fredda macchina della storia.

Vogliamo vivere nell’amore e nel romanticismo.

Così recita il manifesto del club. Il rito segreto attraverso cui esprime il suo credo consiste appunto nel Gioco:  periodicamente due membri vengono scelti per rappresentare, in strada, il  duello descritto dal grande poeta nell’Onegin. È proprio quello che stavano facendo Nikolaj e Rosa quando le pistole che avrebbero dovuto sparare a salve hanno sparato sul serio.
A questo punto il caso dovrebbe essere risolto ma gli Organi non sono di questo avviso. Entrati in possesso del quadernetto sui cui venivano annotati i nomi degli affiliati agli Inguaribili Romantici e i principi che ispiravano il movimento, cominciano a nutrire ben altri sospetti.
Che il club non sia innocuo così come i ragazzi vogliono far credere? Che si tratti di una cellula rivoluzionaria intenzionata a organizzare un colpo di stato e assassinare il compagno Stalin?
In fondo l’amore romantico è antibolscevico, credere che l’amore sia al di sopra di tutto è sinonimo di tradimento in un paese che ha posto al vertice il suo leader politico.
Sono illazioni che suonano assurde, grottesche, che strappano un sorriso soprattutto se si pensa che i soggetti incriminati sono solo ragazzini lontani anni luce dall’attivismo politico, eppure quando verranno condotti alla Lubjanka, interrogati e torturati perché confessino ciò che il governo si aspetta, ci sarà ben poco da ridere.
Da paradossale la situazione diverrà agghiacciante quando nella cerchia dei sospetti saranno inclusi addirittura due bambini di nove e sei anni, incarcerati e sottoposti a interrogatorio esattamente come gli altri. Lungi dal risolversi nell’arco di pochi giorni con le dovute scuse e qualche pacca sulla spalla, l’assurdo caso si protrarrà a lungo assumendo  i contorni di un incubo man mano che la speranza di una liberazione per i ragazzi si farà più lontana e il rischio di una condanna a morte paurosamente vicino.
È una storia di fantasia quella orchestrata da Simon Montefiore ma che si ispira a fatti realmente accaduti poggiandosi su basi documentali solide. Un “dettaglio” questo che la rende particolarmente inquietante e che, allo stesso tempo rende ancor più avvincente la lettura. A una trama fitta di mistero, intrighi, passione si unisce infatti il valore aggiunto della ricostruzione dettagliata di un periodo  storico triste quanto ricco di oscuro fascino. Leggere questo romanzo è come compiere un viaggio nella Russia stalinista, come tuffarsi in un quadro che prende vita al punto da farci respirare davvero il clima di terrore che inevitabilmente connota i regimi totalitari. I personaggi scaturiti dall’immaginario dell’autore affiancano quelli reali, quali il capo della polizia segreta Berija, il capo del controspionaggio militare Abakumov, l’investigatore Licachev, solo per citarne alcuni. Tra tutti loro inevitabilmente spicca la figura di  un Josif Stalin ritratto in maniera credibile e approfondita. La personalità del temibile dittatore buca la pagina consentendoci di percepirne appieno l’autorità e la lucida follia che lo caratterizza. Benché lo incontriamo in un periodo della sua carriera che ne comincia a segnarne il declino psico-fisico − Stalin non è più nel pieno della giovinezza, è fiaccato dall’età e dalle preoccupazioni e i primi sintomi dell’arteriosclerosi che lo affliggerà iniziano a  manifestarsi − è sempre in grado di esercitare un fascino ipnotico su chi lo circonda e di tener saldo il pugno d’acciaio con cui sostiene le sue convinzioni. Uomo tutto d’un pezzo colpisce per la severità con cui applica i suoi principi rinunciando a qualsiasi favoritismo o a sconti di pena. Così come quando il figlio Vasilij sbaglia non esita a disonorarlo togliendoli i gradi, non si lascia intenerire dal fatto che i ragazzi accusati di cospirazione siano tutti figli di suoi validi collaboratori, tra cui il suo braccio destro Satinov. Protagonista di fantasia quest’ultimo, ci appare come una persona vera affermandosi come uno dei personaggi più riusciti dell’intero romanzo
Conosciuto da tutti come il commissario di ferro, lo vedremo dilaniato da un profondo conflitto interiore e lo ritroveremo al centro di una struggente storia d’amore.
Man mano che le indagini procedono sotto la supervisione dello stesso Stalin si trasformano in una vera a propria caccia alle streghe che, insieme a false confessioni e terribili macchinazioni politiche, farà emergere segreti di famiglia e relazioni proibite mettendo a repentaglio più di una vita.
“Crediamo in un mondo d’amore”, recitano gli Inguaribili romantici. Giunti alle battute finali, vi garantisco, questa dichiarazione vi suonerà incredibilmente sinistra giacché vi apparirà più chiaro che mai che non può esserci amore senza morte lì dove manca la libertà, non può esserci amore senza morte in un mondo governato dalla fredda macchina della storia… amore è morte ai tempi della neve.   










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